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Eppur si muove

Altra sconfitta, la quarta in otto partite: ed ora?

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Milan Inter

Come era nelle non auspicate, ma attendibili previsioni, anche l’Inter ci ha asfaltato. Sì asfaltato. Nelle dichiarazioni del post gara, Pioli ha asserito che se nei primi 15 minuti della ripresa avessimo pareggiato, la partita avrebbe avuto un esito, forse diverso. Ha proseguito dando atto del pessimo approccio alla gara, aggiungendo però che Handanovic, ha compiuto tre parate prodigiose, due, su colpi di testa eccellenti di Ibra, e l’ultima, su di una conclusione molto efficace di Tonali. Vero, ma così non  si ricorda la pluralità delle occasioni avute dai nostri avversari nel primo tempo, quando non si darebbe gridato allo scandalo se avessimo subito due reti o peggio.

21/02/2021 – campionato di calcio serie A / Milan-Inter / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Zlatan Ibrahimovic

La situazione è critica. E più critica ove si rifletta sulla valenza della posta in gioco, che da sola avrebbe dovuto assicurare la concentrazione massima da parte di tutti. Tale atteggiamento psichico, abbinato alla tragedia della sconfitta spezzina, con tanto di fisiologico desiderio di dover riscattare la infamia subita in terra ligure, rende la batosta di oggi assai preoccupante. Agevole la difesa di ufficio. Siamo purtuttavia sempre secondi. Siamo ancora in corsa in Europe League. Maggiormente agevole la controreplica. Abbiamo faticato con la Stella Rossa tanto da non avere vinto una partita vinta contro una squadra modesta. A significare che anche nella competizione internazionale avremo seri problemi. Competizione in cui ci troviamo per un dono della fortuna che ci ha consentito di superare i turni preliminari in modo rocambolesco…: o la memoria dei buonisti e degli ottimisti a prescindere è evaporata? Il piazzamento tra le prime quattro nel campionato si è inaspettatamente complicato. Dalla Coppa Italia siamo fuori.

Replica alla controreplica: la squadra è troppo giovane; é quella che in Italia ha giocato il maggior numero di partite; siamo stati massacrati dagli infortuni.  E ciononostante abbiamo “tenuto”. Seppure spremendo le energie dei superstiti. Oggi tra atleti spompati e giocatori di nuovo arruolati perché tornati idonei, dopo le assenze per infortuni o per Covid, l’organico risulta in deficit. Insomma non al meglio. Comunque l’obiettivo della stagione non era lo scudetto, ma il ritorno in Champions. Abbandoniamo la virtuale diatriba. E cerchiamo di riannodare le fila di un ragionamento che sia certo propositivo, sebbene non illusorio. Di qui la analisi ispirata da un sano realismo.

Milano 21/02/2021 – campionato di calcio serie A / Milan-Inter / foto Image Sport nella foto: Gianluigi Donnarumma

Da molti commentatori si giustamente eccepito che egli abbia tratto giovamento dalla mancanza della pressione degli spettatori, assenti per il Covid, ormai da oltre un anno. E più palese giovamento dalla presenza nello spogliatoio di Ibra. Dovendosi ricondurre proprio ad Ibra, la forza iniettata nell’anima della imberbe truppa. Indotta in tale guisa a crescere, almeno fino a due settimane fa, con velocità inimmaginata. Al punto da sconfessare queste note positive, le precedenti gesta del trainer, che dopo un primo periodo di buone performance, è sempre tracimato nella mediocrità. Sì da non avere vinto ancora nulla. Ad ogni buon conto, al di là della premessa di contorno, densa di rilievi mossi da terzi, è corretto venire alla nostra opinione. Anche nella sconfitta odierna ci siamo trovati con giocatori entrati in campo, molli, poco determinati, quel che è peggio quasi rassegnati alla inferiorità rispetto agli avversari, mi pare ammessa dallo stesso coach, alla vigilia dell’incontro. Malissimo.

Anche nella sconfitta odierna ci siamo trovati contro una squadra disposta a cinque, a metà campo. Come contro l’Atalanta e come contro La Spezia. Anche oggi noi abbiamo opposto l’identico modulo: ossessivamente fisso: 4/2/3/1. Lasciando credere ai comuni mortali che sia una imposizione divina. Anche oggi, al pari di quanto era accaduto contro la Atalanta e La Spezia, ci hanno martorizzato in massima parte nel settore destro avanzato. Anche oggi la lettura della partita si è rivelata peccaminosa. Non viene sostituito Rebic con Leau, né Chala, con Diaz, né Saelemaekers, con Castillejo, né Kessie, sfinito… Viene sostituito Tonali, ma non tra il primo ed il secondo tempo, dopo la sua prestazione incolore dei primi 45 minuti: piuttosto al 20^ minuto, dopo che aveva iniziato a far ruotare la squadra e dopo che aveva persino sfiorato la rete che gli era stata negata da un prodigioso intervento di Handanovic. poi per fare entrare Meité, che ogni persona di medio intelletto aveva rimesso da tempo sul terno destinazione immediato ritorno a Torino.

Difficile capire. Meglio, impossibile capire, alla stessa stregua della sostituzione di Ibra. I due centrali intoccabili: malgrado una prova da 4, che  per Romagnoli ormai è una costante. Per consentire al suo procuratore di non poter chiedere 10 milioni, anziché 5. Non vi è da fare altra ironia.  Da rimarcare invece che l’insuccesso con l’Inter, è stato pure propiziato da una scelta tattica, tanto felice, quanto velenosa, inaspettatamente adottata da Conte. E consistita nel non fare aggredire alta la sua squadra. Per invitare noi ad occupare spazi pleonastici in avanti, onde creare spazi letali per ripartenze nero azzurre. La novità é stata subita da Pioli senza colpo ferire.

Mg Milano 21/02/2021 – campionato di calcio serie A / Milan-Inter / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: esultanza gol Lautaro Martinez

Occorre pertanto che Maldini e l’azionista – tramite Gazidis – facciano comprendere a Pioli che il modulo non si puo’ ridurre a quello di sempre; che le partite si debbono leggere con tempestività; che bisogna smettere di fare esperimenti e che nelle sostituzioni si deve tener in conto delle prerogative tecniche dei giocatori; che occorre riesumare pure il giovane talentuoso Maldini, per subentrare a Chala, e che vi è obbligo di ricordare  due realtà vere: Kalulu e Tomori. Altro che Dalot  a Belgrado ed i due centrali del pomeriggio di oggi. Così come occorre che sempre Maldini e l’azionista, si guardino intorno per la prossima stagione, in omertoso silenzio. A noi, dopo le rovine pompeiane – da ascrivere a Berlusconi e cinesi – non serve un normalizzatore. Serve un allenatore. Che  possa vincere di nuovo, avendo già vinto. E che non debba iniziare a vincere.

Occorre infine che  per rinserrare le fila si dia tranquillità al mondo Milan: questi tormentati rinnovi che si concludano. In un modo o nell’altro. Ma che si concludano: mentre nell’un tempo che si persista nella strategia di miglioramento assoluto della qualità dell’organico, dove purtroppo, proprio per le rovine che abbiamo sofferto, rimane da fare, anche se non più tantissimo.  Di sicuro nella fascia destra, di sicuro con la individuazione di un 10 che sia un 10 da Milan, e pure con uno o due centrali veloci e tecnici. Dando facoltà ai propri giocatori a cantare sul campo e non in manifestazioni di altro genere. Secondo quanto compete ad un club che per titoli è secondo solo a Real Madrid.

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Eppur si muove

Dopo il successo all’Olimpico: “Sogno o son desto?”

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Roma-Milan

A poche ore dall’incontro chiave RomaMilan, ci eravamo lasciati con un interrogativo, che era la sintesi di una serie di riflessioni, inerenti l’ultimo preoccupante periodo che aveva attraversato la squadra. Con tanto di dubbi sulle disarmonie silenti che sarebbero potute serpeggiare nello spogliatoio, per le manfrine sui rinnovi contrattuali, noti a tutti, e con la incomprensibile elasticità che aveva indotto la dirigenza a permettere notti canore alla “Divinità’”. Ma é inutile negarlo: le più vibranti censure, frammiste a forti preoccupazioni, avevano avuto come bersaglio Pioli, l’allenatore adulto non vincente. A lui veniva rimproverato la fissità del modulo, la mancata personalità nel non mettere in panca Romagnoli, opzione che avrebbe esercitato anche un allenatore baby, dopo le molteplici gaffe di cui si era macchiato il capitano, e la assurda attitudine di inserire sostituti di titolari in posti a loro non congeniali ( la assenza di Chala, per fare un esempio, era stata recentemente supplita con Leau, come trequartista). Ferma naturalmente rimaneva e rimane la indiscutibile serietà e professionalità dell’uomo. Invidiabile.

Ciononostante apprezzamento comunque insoddisfacente

Di qui le conclusioni cui si era pervenuti: muovendo da una ottica irrazionale si confidava nella vittoria nel match con la Roma, ormai alle viste. Tale auspicio era espresso con la locuzione “ sogno“, proiettato in noi stessi,  grazie agli effetti cagionati dalla febbre del tifoso. Febbre che alterando gli equilibri dell’organismo e dunque dell’intelletto, induce a prevedere il futuro illogicamente, per essere l’illusorio fenomeno generato dalla passione, che altera la purezza equilibrata del pensiero. Traendo di converso spunto dal raziocinio, si temeva il peggio assoluto, come le recenti deludenti prestazioni e come lo scoramento confessato da taluni dei giocatori lasciava ben intendere.

E’ finita nel migliore dei modi. E pertanto – e’ doveroso chiedersi – era giusto sognare? Ed è forse allora vero che il calcio, non essendo scienza esatta, viene caratterizzato da risultati dettati dalla casualita’?

Proviamo a rispondere al suggestivo quesito

Certo la casualità conta, ma , in genere, non più, né meno, di quanto rileva sempre, nella dinamica delle umane gesta. E’ vero che abbiamo meritato di vincere, salvo però per l’intanto dover ammettere che senza il rigore propiziato per pochi centimetri di penetrazione in area da parte di Calabria, rispetto ad una incursione innocua, il risultato della partita sarebbe stato forse diverso; magari un pareggio. Purtuttavia non è questo il tema.

E allora? Ed allora veniamo alla essenza delle cose.

Non sarà fuggito ai più che il migliore in campo nella notte magica dell’Olimpico è stato TOMORI. Velocissimo, attento, spesso proteso ad anticipare l’attaccante in sua consegna. Finalmente Pioli lo aveva preferito a ROMAGNOLI. Senza che l’occorso fosse dovuto suonare quale bocciatura per ROMAGNOLI, è un fatto che se ciò si fosse verificato prima della disfatta con i cugini, Lukaku avrebbe avuto alle costole uno sprinter, adeguato.

Del pari, non sarà fuggito ai più che CHALA, reo di un’altra prestazione equivalente a quelle anti Covid, nella ripresa è stato sostituito da DIAZ. Non da LEAU. Grazie al ricorso ad una opzione tecnicamente obbligata. Non frutto della velleità di voler stupire. Non sarà inoltre fuggito ai più, che uscito IBRA per KRUNIC, Pioli abbia finalmente tradito il consueto ossessivo modulo, disponendo i suoi con il 4-4-2 se non con un 4-5-1.

Non sarà infine passato in secondo piano che TONALI, a che che se ne dica, abbia giocato molto bene. Costantemente, nella fase di copertura ( nel primo tempo ha salvato un goal con una spaccata in area da uomo di circo), mentre durante il secondo tempo financo nella fase propositiva. ( Sarà venuto il momento di piazzarlo fisso in un centrocampo a tre? Assicurandogli fiducia radicale, o riteniamo preferibile attenuarne la luminosità a fuoco lento, magari preferendogli MAITE’, in tutta obiettività, di fatto, non pervenuto da Torino ). Ne discende che la aspettativa ottimistica, stimolata dalla passione del tifoso, e contraria ai suggerimenti che offriva la logica, ha sicuramente trionfato. Però solo con il ricorrere ad una analisi superficiale,  si potrebbe sostenere che il sogno si sia tramutato in realtà, per la prepotenza illusoria e magica del sogno.

Purtuttavia, una analisi sviluppata in asettica profondita’, porta a determinazioni opposte.

Nel senso che nelle esclusive apparenze ha avuto priorità il sogno, quando nella sostanza ha avuto  viceversa successo la ragione. Non é infatti dato sapere quanto per scelte autonome, quanto per scelte indotte dalla dirigenza o quanto per scelte condizionate dalla cogente direttiva di Ibra, Pioli, come abbiamo già accennato, si sia trasformato in un condottiero coraggioso. Avendo avuto l’ardire inaspettato di schierare Tomori in luogo di Alessio; di mettere dentro Diaz, per Chala – a questo riguardo che non si perda di vista ISCO!!-; di preferire Tonali a Maité – sic!- ; di ritenere che il modulo fisso 4.2.3.1, fosse modificabile. Un miracolo.

O una rivoluzione….

No: il sogno si sarebbe avverato, non come eccezionalmente si realizzano i sogni, ma per quasi matematica conseguenza di opzioni ponderate. Razionali. Condivisibili. Sebbene tardive. La lettura dell’ultimo articolo della rubrica costituisce riscontro oggettivo e documentale dell’assunto. Né basta. Tanto per ricordare, al riguardo, che si tenga pure a mente che prima dell’incontro, Ibra aveva tenuto un sermone alla squadra di 20 minuti. Così scrivono i giornalisti che vivono Milanello. In un momento di euforia non v’è altro da aggiungere. Impregiudicata la raccomandazione di dover sempre vedere e valutare il quadro a tutto tondo.

Senza volere in tale guisa infierire su nessuno. Epperò senza passare per osservatori disattenti. O per astratti utopisti. O per persone sopraffatte dalla credenza  nel fato e, quindi, nelle occasioni. A voler dire che il caldo e suggestivo tepore del sogno, è fuorviante. La avventura a lieto fine dell’Olimpico, è figlia dell’ appropriato rispetto di talune lucide, e talune ciniche osservanze  delle regole di europalla. Altro che buona sorte o alchimie da maghi.

Per coerenza con questo enunciato, giunti all’epilogo del pezzo, tre esortazioni:

  • rinnoviamo con Gigio. Mettiamo alle corde quel famelico suo procuratore, che sta gia’ facendo del proprio meglio con la pratica Romagnoli. Salvo altrimenti dover rivalutare Mirabelli, impresa collocata nel mondo degli dei, che solo nella vicessitudine Donnarumma si è meritato i consensi dell’intero popolo milanista;
  • non ripetiamo gli errori di questa stagione e percio’ blindiamo con prontezza Kessie. Sulla cui forza non è lecito discutere;
  • teniamo sotto non visibile protettorato il nostro allenatore, onde spingerlo, come a Roma, a rinnegare se stesso e le sue titubanze. Non ne ricaverebbe discredito, perche’ tutto dovrebbe muovere nell’ombra. Con la giustificazione della ragione di Stato: la gagliardia del Milan. Rifacciamoci insomma all’esempio del sermone di Ibra, nel pre gara di Roma, del quale si è poco sopra scritto. E del quale nessuno avrebbe saputo nulla, se voci della stampa non ne avessero parlato. Così facendo sorgere il legittimo sospetto – o meglio diffondendo la notizia – per cui la autorevolezza della sbarbata combriccola, messa in onda sul prato dell’OLIMPICO, fosse stata ingenerata dalla Divinita’, invece che dal Mister. Sogno, mendacio o verita’, alla fine non conta,  perche’ abbiamo vinto. E con merito.  Che  per l’avvenire si sia piu’ accorti, e che quindi sia formalizzato il protettorato occulto…non rinunciando a formalizzarlo.

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Eppur si muove

Il sogno opacizzato, la realtà che lo offusca e la imbarazzante partita con la Roma

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Ibrahimovic, Milan

Se avessimo la capacità bionica di retrodatare il calendario a 20 giorni fa, ed a quel momento vivere la vigilia dell’incontro che si disputerà domani, avremo fatto spallucce. Il margine di vantaggio sulle inseguitrici era allora rilevante, tanto che ci avrebbe consentito di vivere la trasferta dell’Olimpico in assoluta scioltezza. Eravamo, in quei dì, sonoramente e prepotentemente primi. Per gioco, per risultati e soprattutto per una continuità invidiabile di prestazioni positive. Abbinate ad una compattezza del club che si era esteriorizzata all’esterno e che avevamo dimenticato dal momento dell’avvio della fase crepuscolare. Quindi dal goal di Muntari. Rubato, secondo tradizione, dai “Gobbi”.

Dall’inizio della stagione pandemica, era stato apprezzato un Milan diverso, pieno di sicurezze in campo, e fuori dal campo, per forza societaria e per prepotenza di comunicazione, al punto che persino Gazidis, aveva trovato la favella. Dopo essere stato criticato per mesi dalla moltitudine di nostri nemici, pronti a vedere nell’a.d. un figuro alieno dalla realtà italiota. Per essere incapace di parlare la nostra lingua. E perciò, da denigrare. A prescindere.

Il miracolo era favorito dalla trasformazione di giocatori buoni, sbocciati con risolutezza, e d’improvviso divenuti ottimi – vedi, per es. Chala, ma vedi anche Calabria-; dalla conferma di altri, già quasi blasonati – Romagnoli, Kessie’, per citarne due-; dalla consacrazione piena di stelle datate, sebbene fulgenti – “la Divinita, Ibra”– e di stelle agli arbori, per dato anagrafico, quantunque da tempo ascese al palcoscenico internazionale – Gigio-, per scomodare i due veri ed unici top player della brigata. Rei solo di essersi affidati a quel famelico procuratore, noto alle cronache sportive per la disinvoltura senza remore che sostanzia del suo agire la essenza.

Il quarto posto, iniziale obiettivo strategico della stagione, era dimenticato. Era lecito pensare allo scudetto. Sempre la moltitudine che soffre la nostra pesante bacheca, troppo piena per loro delle famose coppe con le orecchie a sventola, era tornata a gracchiare. Perché i colori rossoneri erano divenuti nuovamente temibili. Di qui le critiche sulla non trasparenza della proprietà del club, sui debiti da esso contratti nelle ultime tre stagioni, sui troppi rigori dei quali aveva beneficiato la squadra….

Il pendolo, nell’intanto, impostava oscillazioni sempre piu’ evidenti. Anche in quel contesto, taluno, e noi fra quella schiera, rimaneva però coperto e sornione, seppur felice e seppur pronto ad osannare il momento magico che si stava vivendo. Riserve, da quel pulpito, venivano espresse sull’allenatore che sino ad oggi, non ha mai vinto nulla,  e su qualche giocatore, obiettivamente sopravvalutato. Nonostante il sogno persistesse, coadiuvato dalla fluidità della manovra, dal pressing costante che ci consentiva di impostare ogni partita, attaccando, grazie ad una difesa molto alta ed aggressiva, qualche ombra era però percettibile finanche fra i più ottimisti. Così arriviamo al 2021. E qui il sogno si opacizza.

La catena di insuccessi pare non abbia fine. Appesantita dalla perdita di autostima dell’insieme, e del singolo. Addirittura da questo o quel giocatore confessata. Dalle Alpi alle Piramidi, si potrebbe sostenere… Pioli in panne. Rigidamente ossessionato dal suo schema fisso ( 4-2-3-1), rispetto al quale ha preso le misure ogni magazziniere di ciascuna squadra di serie A. Tonali, dimenticato o se non dimenticato, considerato solo a parole. Ciò contribuendo alla disaggregazione psicologica del giovane che, per Pioli, è limite peggiore della irrinunziabilità del modulo. Dalot preferito costantemente ai due giovani di colore, che non hanno mai deluso. Guai a rinfoltire il centrocampo. In fondo in Europa il  4-2-3-1, è il modulo di moda ( ma con quali giocatori in organico e poi dove é applicato in maniera maniacalmente immodificabile? Che si indichi qualche esempio….).

La poca personalità del Trainer, non gli permette di sbattere in panca il capitano. Ed il capitano sono partite e partite che delude. Della serata in terra ligure abbiamo già scritto…

Della partita di giovedì sera non abbiamo avuto la forza di scrivere. Oscena. Non inserito Tonali: bel modo di aiutarlo, per acquisire convinzione, a suo carico doppia, dovendo egli recitare il ruolo del regista. Mah!

Stampa accreditata attribuisce ai critici la dote negativa della irriconoscenza. Speriamo con tutto il cuore che abbiano ragione. Fermo rimane che, in ogni caso, per migliorare bisogna leggere ed interpretare la realtà cruda di oggi. Necessita sovvertire la abitudine alle sconfitte. E traendo spunto da queste impietose, sebbene salvifiche osservazioni, necessita spendere anche qualche parola alla dirigenza: basta con questi atteggiamenti dilatori sui rinnovi. Chala mentre chiede la luna, è tornato quasi invisibile, come lo è stato per mesi e mesi, Gigio deve esprimersi al di fuori dalla cupidigia di chi lo assiste (o è della stessa pasta di chi lo assiste?): questi temi sovvertono gli equilibri. Trasmettono magneticità negativa fra i compagni di spogliatoio, alla stessa stregua della gita a Sanremo della “Divinità”, che quale “Divinità” divenuta terrestre, ha l’obbligo di rispettare le regole.

Sempre la dirigenza dovra’ mettere sotto omertosa, ma efficace tutela Pioli. I veri allenatori ormai cambiano modulo piu’ volte in corso d’opera. Ed inseriscono i sostituti ai titolari quando i titolari sono fuori forma: senza scelte eretiche. Al 10 – Chala, ma sarebbe da preferire Isco tutta la vita- deve subentrare, nel rispetto della rosa, Diaz, oppure Daniel Maldini, meteora scomparsa dal cannocchiale di Pioli, non Leao.

In questo clima si avvicina la Roma. Viene così quasi in mente l’impatto di Don Abbondio con i Bravi: che si affronti la gara il prima possibile con il piglio di chi non può distruggere quel che di buono, senza però avere vinto niente, è stato compiuto fino a pochi giorni fa. E con la rabbia di chi dovrebbe cominciare a vincere, anche da adulto ( il nostro Trainer).

Nutro perplessità, sopraffatte dalla passione, che rende irragionevole, quel che dovrebbe essere ragionevole. Il timore è enorme. Ma preferisco essere ammaliato dalla illusione. Nonostante il timore esprima un convincimento diffuso. Giusto quanto dimostra l’intervento di Berlusconi, che dopo essersi dichiarato persino simpatizzante dell’ Inter, ferma la sua priorità sul Milan ( ohibò) e dopo essersi dimenticato dei guai quasi irreparabili cagionati al Milan con l’ultimo periodo di sua reggenza, censura la gita di Ibra a Sanremo. ( Difficile, tuttavia e comunque, dargli torto). Del pari, il coro di addetti ai lavori – Moggi, per fare un nome- e  giornalisti, che all’unisono ci condannano al 5° posto: nel coro compreso l’assai discutibile Mirabelli, che dopo avere dissipato una fortuna da super enalotto, per costruire una squadra arrivata fuori dalle prime 4, ma all’interno dei perimetri che la avrebbero resa sanzionabile dall’UEFA, che poi la avrebbe punita per travalicazione dei parametri del Fair Play finanziario, si permette di discettare….Non esiste limite, senza aggiungere che  tale spergiudicata loquacità,  ci riporta agli inafferrabili cinesi, che il Presidentissimo avrebbe scelto, da emotivo e riflessivo tifoso, e non da uomo di affari, per mettere il club in buone mani. Grazie a nome della curva.

Due riflessioni di chiusura ed un ringraziamento.

L’accenno ai paletti UEFA, mi obbliga ad un interrogativo: sarebbe bene capire se sia o non sia vero che all’Inter non pagano gli stipendi. Nell’un caso, sarebbe da chiedersi dove risiede l’UEFA e cosa significa il fair play finanziario? Gazidis, che siede nel board che conta, cosa aspetta ad impedire che i procuratori, non siano condizionati nelle assurde loro pretese economiche?

Il ringraziamento al Bologna, che ha stordito la Lazio. Evento che, malgrado Pioli, induce al desiderio di essere sedotti dal risultato positivo contro la Roma, con una squadra magari magistralmente gestita da Pioli. “Sogno o son desto?”  

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Stella Rossa, Inter, Roma…parliamone

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Stefano Pioli tecnico del Milan

Si potrebbe iniziare con un detto “dimmi cosa fai e ti dirò chi sei”. Condivisibile, ma troppo facile. La valutazione degli esiti legati al triplice impegno indicato nel titolo dell’articolo è naturale che ci offrirà una fotografia molto attendibile sulla effettiva forza e sulla sua reale affidabilità della squadra. Ma la difficoltà della tematica risiede altrove. La valutazione in cui dobbiamo cimentarci, ad eccezione della gara disputata contro la Stella Rossa, non attiene all’apprezzamento di partite già giocate, quanto piuttosto a gare da giocare.

Stella Rossa-Milan (Rebic in azione)
Stella Rossa-Milan (Rebic in azione)

Per dare un senso logico al ragionamento che dovremo sviluppare, partiamo allora dall’incontro che sì è tenuto a Belgrado. Eravamo giunti ad esso incerottati nell’anima. Le tre “pappine” rimediate a La Spezia, ne erano la causa. Gara, quella ligure, qualificata da Capello come la peggiore dell’anno. E forse, più oggettivamente, del post lockdown. Nonostante, in controcanto, le mie note riserve sul nostro attuale condottiero, non può non essergli riconosciuto il coraggio che ha avuto – immagino, confortato dalla dirigenza, dunque da Maldini – nel mettere in campo molto delle seconde linee.  Con occhio puntato al campionato. Così come, a prescindere da Pioli, deve essere dato atto della inaspettata iper positiva prestazione fornita da Krunic, altro giocatore che al pari di Castillejo è difficile vedere in un Milan stellare, rientrando nella categoria dei buoni player, e non delle eccellenze, magari in potenza;

Mandzukic (Milan)
Mario Mandzukic (Milan)

della prevedibile buonissima prestazione assicurata dal duo Tomori e Kalulu, che obbligano a riflettere sul perché mai il nostro allenatore abbia consentito a Saponara di devastarci sulla fascia alta sinistra nella disfatta spezzina, bevendo costantemente Dalot, senza utilizzare uno di questi due difensori…misteri della vita; delle conferme assicurate da Gigio e da Hernandez; della attesissima e finalmente maiuscola presenza di Tonali, che nel ribadire le doti interdittive, ha illuminato la azione che ha propiziato il secondo goal. Questi uomini solo marginalmente coadiuvati da Benasser fino a che è rimasto in campo, hanno tentato di liberare la nostra anima incerottata. Salvo però imbattere nella spinta opposta, determinata dalle prove pessime di Romagnoli, al quale molto riconoscimento è dovuto, per essersi legato al Milan, pure nel segmento temporale tragico-comico cinese, ma dal quale è giunto il momento di capire quale valore esprima effettivamente, a prescindere dal pensiero del suo spregiudicato procuratore; di Meité, che si dimentica di Pavcov, consentendogli il pareggio a tempo scaduto e che certo i torinisti non rimpiangono; di Rebic, che si è divorato un goal fatto; di Leao, distratto; e di Mandzukic, assai indietro nella preparazione.  A fronte di cio’, incoraggiante qualche sprazzo del Chala, post Covid.

Stefano Pioli, tecnico del Milan
Stefano Pioli, tecnico del Milan

Da ultimo, per completare il quadro e per insistere nelle osservazioni negative, l’atteggiamento della squadra nei minuti conclusivi della gara. Abulico e supponente, quasi che la lezione degli spezzini non fosse esistita: e l’allenatore? Unica giustificazione, la assoluta inesperienza internazionale. Basta? Il giudizio definitivo è che per il punteggio del 2-2, consente di poter passare il turno con due risultati su tre, a meno di mettere in conto un pareggio per due a due o per tre a tre. Insomma diamo atto di rimanere molto convalescenti, non guariti, con una panchina che va bene per veleggiare in campionato nelle zone delle coppe europee e non, con probabile prognosi, nel perimetro della coppa europea. A sintesi del faticoso recupero della vegetazione, intesa in modo metaforico, dopo la desertificazione che ha cagionato la coppia dei grandi successi nel periodo pre ruberia, da cogliere nel famoso goal negato a Muntari….

Stefano Pioli tecnico del Milan
Stefano Pioli tecnico del Milan

Le parole appena spese, consentono, ora, di introdurre il tema di fondo. Più difficile. Ovvero il dover formulare dei pronostici sulle due partite critiche da giocare con Inter e Roma. Due incontri da tripla secca. Nel medesimo tempo, però, due incontri che ci diranno chi effettivamente sia Pioli. Ed è presto spiegata la ragione. Sia l’Inter, sia la Roma, disputeranno le gare aggredendoci, seguendo gli esempi dell’Atalanta e dello Spezia. Quindi ci impediranno di aggredire, così colpendoci nella fase genetica del modulo che ci permette di dominare. Con frequenza. La batosta con l’Atalanta è scivolata su Pioli. Tanto da farsi trovare egli nudo, anche con La Spezia, quando per di più i suoi giocatori hanno palesato un vuoto mentale preoccupante, che non può non riflettersi in chi li guida.

Nel precedente editoriale avevamo inneggiato a Simone Inzaghi, che per opporsi a Gasperini, vincendo, si e’ arretrato fino ad impostare la azione in retromarcia, per poi superare il pressing con lunghi lanci…. Che Chala e Tonali potrebbero ben replicare innescando Leao e Rebic, indubitabilmente veloci. Questa una medicina sperimentata. Un buon allenatore potrà e dovrà inventarne di ulteriori. Vedremo, se ne sarà capace. E tireremo le somme. Malgrado la diffidenza, auguriamo al nostro popolo che siano connotate da encomi per il trainer e per tutti i suoi giocatori. Attendiamo, con una certa preoccupazione. Per consentirci di definire Pioli non un “normalizzatore”, quanto piuttosto un “vincente”…: concetti i due radicalmente diversi. Nell’intanto  presagisco che sia la “Divinita’ “, a fare la differenza. Vincerà  e ci terrà in vita Zatlan, a prescindere. Incrociamo le dita !

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Di Tendenza

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