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Milan, interviene Moncada: “Ecco i segreti del nostro scouting”

Il capo scouting rossonero ha rilasciato un’intervista svelando dei curiosi trucchi di lavoro. Ecco i dettagli dell’intervento

Ivan Gazidis e Paolo Maldini, dirigenti del Milan
Ivan Gazidis e Paolo Maldini, dirigenti del Milan

In casa Milan c’è ottimismo dopo gli acquisti azzeccati di Leao, Theo Hernandez, cos’ come Hauge e Brahim Diaz tra gli altri. In merito è intervenuto proprio il capo scout del club rossonero, Geoffrey Moncada, che a Podcast Prolongation ha rilasciato una lunga e curiosa intervista. Ecco le parole di Moncada: “Tra le cose che mi piacciono al Milan c’è anche il fatto che lavoriamo con Paolo Maldini, che ha giocato li e che ama tanto questa società. Quando prendiamo un giocatore, Maldini parla molto con lui. È molto disponibile per lui, parla anche con la famiglia. Quando un giovane arriva al Milan dice -Ah, è Paolo Maldini, è impressionante-. Se il lavoro di Maldini aiuta per capire dove il giovane sta arrivando, la sua nuova realtà? Si, assolutamente. Noi diciamo a questi giovani: Ok, siete arrivati al Milan, il lavoro comincia adesso. Crediamo in voi, non dovete essere timidi, mostrate che avete talento e impatto. Il Milan è un immenso club. Tutto è in funzione del vostro successo. Proviamo a tranquillizzare un po’ questi ragazzi. Quando Paolo mi dice che questo giocatore è da Milan, che possiamo strutturarlo e aiutarlo a crescere, lo ascolto perchè lui sa come si fa per diventare un top player. Ha giocato nel Milan che vinceva tanto, e ancora oggi ha la passione nel sangue, ama tantissimo il Milan. Quando prendiamo un giocatore, Maldini ha tanta attenzione su tutto perché vuole che il giocatore sia un valore aggiunto. Parlo tanto con lui”.

Continua: “Un tempo il Milan era già un grande club, quindi magari non avevano bisogno di lavorare tanto sullo scouting. Avevano preso il giocatore più forte del Sud America, Ricardo Kakà, avevano preso Andriy Shevchenko che aveva già giocato in Champions e che era già molto forte. Andavano a prendere i più forti ovunque. Elliott ha chiesto di sviluppare l’area sportiva con lo scouting e i dati, le statistiche. Quindi abbiamo deciso di creare due cose: l’area scouting e l’area dati: l’uno lavora con l’altro ogni giorno. Quando uno scout vede un giocatore che gli piace, allora andiamo a vedere un po i numeri su tutto. Quando l’area dati ci riferisce che abbiamo un giocatore forte con i numeri, chiedo agli scout di andare a vederlo. Mi piace questo mix, questo lavoro tra il live e l’aiuto delle statistiche. Per Elliott è importante avere dei rapporti con statistiche, video, non solo le osservazioni degli scout. Abbiamo fatto un lavoro importante con i giovani, e non li prendiamo tanto per, ma perché crediamo che sia la strada giusta. Il Milan non aveva questa reputazione di giocare con i giovani, quindi abbiamo lavorato su questo, abbiamo parlato molto con le famiglie dei giocatori dicendo che se prendiamo il giovane, è perché crediamo in lui. Non solo per farlo giocare una volta ogni tanto, questo no, è perché vogliamo che diventi un titolare. In questo modo abbiamo lavorato sull’identità della squadra dicendo che il Milan stava cambiando progetto. Ci siamo presi molto tempo per questo, ma sta funzionando. Oggi ci sono tante società, agenti, scout che mi chiamano per dire: Vogliamo venire al Milan, quello che fate è molto interessante. Ho amici nel gruppo Red Bull, o a Dortmund, ed altri club che lavorano molto sullo scouting e che mi dicono: Bravo, vediamo i cambiamenti al Milan. State lavorando bene”.

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