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Milan: l’addio di Berlusconi ed i dubbi di Report sulla nuova proprietà, Re Ibrahimovic, Calhanoglu ed i numeri 10 del passato: i rossoneri pronti a tornare a primeggiare

Milan: il primato in campionato, le indagini sulla vera proprietà, i numeri 10 del passato e le richieste esagerate di Calhanoglu ed il vero re di Milano: Zlatan Ibrahimovic. Ecco il mondo rossonero che vola e sogna lo Scudetto e nuovi successi

Milan: Berlusconi, Yonghong Li e Ivan Gazidis
Milan: Berlusconi, Yonghong Li e Ivan Gazidis

Nessuno si sarebbe aspettato a maggio, alla ripresa del campionato dopo il lockdown a causa del Covid19, di parlare di un Milan così brillante da ricordare quasi quello che nei primi anni Novanta, con Arrigo Sacchi prima e Fabio Capello poi, dominava in Serie A ed in Europa. La formazione di Stefano Pioli, infatti, passo falso con il Lille in Europa League a parte, si sta dimostrando una formazione schiacciasassi, in grado di battere squadre come Juventus, Lazio, Napoli, Inter. Con il successo nella gara di ieri contro la Fiorentina, c’è la prima mini fuga del campionato, con cinque punti di vantaggio sulle inseguitrici ed un calendario, nelle prossime settimane, apparentemente in discesa.

Solidità in difesa, carattere, grinta, una squadra che poggia sul proprio Re, Zlatan Ibrahimovic. Nessuno si sarebbe aspettato, a 39 anni, una condizione così eccelsa da parte dell’attaccante svedese, in grado di far sorgere a molti il dubbio: meglio lui o Cristiano Ronaldo? Bene, al momento i numeri sembrerebbero pendere verso il rossonero, un padre per il giovane Milan anche fuori dal campo. Mentre infatti CR7 lasciava i suoi uscire con un deludente pareggio da Benevento, ieri Ibra era in tribuna a San Siro, ad incitare, esultare e richiamare i suoi compagni come se in campo ci fosse anche lui. Lui che, contro il Napoli, ha ridicolizzato un gigante della difesa come Koulibaly, in occasione della prima rete rossonera.

Zlatan Ibrahimovic, attaccante svedese del Milan di @imagephotoagency
Zlatan Ibrahimovic, attaccante svedese del Milan di @imagephotoagency

Milan, da dove nascono i successi rossoneri? I meriti di Pioli

Gran parte dei meriti di questo Milan va anche al suo condottiero, Stefano Pioli. Subentrato a Marco Giampaolo dopo poche giornate ed un avvio disastroso dello scorso campionato, l’ex tecnico di Inter e Lazio man mano ha conquistato tutto il popolo rossonero, recuperando calciatori scaricati anche dalla dirigenza, come ad esempio Franck Kessiè, mettendo a suo agio Ante Rebic e rivalutando calciatori come il giovane Ismael Bennacer o il difensore danese Simon Kjaer, arrivato con scetticismo a gennaio, ma attualmente forse uno dei migliori nel suo ruolo in Europa. Un Milan brillante che, forse aiutato anche dagli Stadi vuoti, ha acquisito convinzione in ogni suo elemento della rosa, compreso quel Davide Calabria forse troppo spesso fischiato al primo errore dalle tribune di San Siro.

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Prestazioni eccelse che, in estate, hanno portato anche il clamoroso cambio di marcia su Rangnick, destinato la scorsa primavera a diventare praticamente il capo assoluto del mondo rossonero. Un manager pronto, senza clamorosi risultati, ad arrivare come salvatore della patria in un ambiente in realtà già ottimo, che avrebbe rischiato un passo indietro forse peggiore dell’epoca Giampaolo. Meno male l’ex terzino e capitano rossonero, divenuto a piccoli passi un dirigente importante del calcio italiano, al punto da far tornare a sedere il Milan al tavolo delle grandi con Agnelli della Juventus e Zhang dell’Inter. Un primato, un’armonia ed un bel gioco che, oggi, porta Paolo Maldini, anche per la sua personalità, a convincere calciatori come Theo Hernandez ad accettare i rossoneri e, chissà in futuro, magari anche campioni come Luka Modric o Sergio Ramos.

Hakan Calhanoglu, trequartista turco del Milan @imagephotoagency
Hakan Calhanoglu, trequartista turco del Milan @imagephotoagency

Milan, rinnovo Calhanoglu: e pensare che una volta la 10 la vestivano campioni come Rui Costa, Gullit, Rivera, Schiaffino…

L’unica grana potrebbe essere rappresentata da Hakan Calhanoglu. Il turco, in scadenza di contratto a giugno, avrebbe chiesto di triplicare il suo attuale stipendio, passando dai 2,5 milioni percepiti ora ad una richiesta di 7 milioni a stagione. Eppure il turco, nonostante possa essere considerato un ottimo giocatore, fondamentale sia per Ibrahimovic che per tutta la squadra, dovrebbe conoscere la storia rossonera. Pensare che la maglia numero 10 da lui ora indossata, in passato è stata sulle spalle di campioni come Schiaffino, Rivera, Gullit, Rui Costa, calciatori che dovrebbero valere molto di più anche dell’attuale stipendio percepito dall’ex Bayer Leverkusen, calciatori che trascinavano la squadra a vincere Scudetti e Champions League, trofei che, ad oggi, non sembrerebbero minimamente alla portata del turco, per il quale, in rapporti ai mostri sacri del passato, 1 milione di euro a stagione sarebbe uno stipendio più che equo.

Yonghong Li, ex Presidente del Milan
Yonghong Li, ex Presidente del Milan

Milan, ma chi sono i veri dirigenti? L’indagine di Report

A cercare di rompere l’armonia che regna in tutto il mondo rossonero, un servizio andato in onda lunedi 23 novembre su Rai 3, durante la trasmissione Report. Perchè per vincere occorre una buona squadra, un buon allenatore, ma anche una buona dirigenza alle spalle. E quella del Milan, nonostante Elliott sia un fondo di investimenti, sembrerebbe esserlo. Lo dimostra il declino dell’era Berlusconi: lo storico patron rossonero, infatti, dopo il famoso gol non dato a Muntari nella sfida contro la Juventus del 2011/2012, dovette cedere prima Ibrahimovic e Thiago Silva a prezzo di saldo, per poi man mano smembrare tutta la squadra dei campioni.

Una fase durata fino all’estate 2017, quando a sorpresa ci fu la cessione all’imprenditore cinese Yonghong Li. Un cambio dovuto ai controlli UEFA, con l’introduzione del Fair Play Finanziario. Un contrasto, la gestione cinese, tra la campagna acquisti faraonica di Massimiliano Mirabelli, unita però da risultati deludenti sul campo, ad una perdità della società per pochi milioni di euro l’estate sucessiva, portando proprio all’avvento di Elliott. Un giro di soldi che, però, sarebbe ancora oggi sotto la lente di ingrandimento, con società in Lussemburgo di cui non si conoscerebbero i responsabili, con il fondo americano che, però, ha duramente risposto alla trasmissione con un comunicato dicendo: “Siamo noi i proprietari del Milan, abbiamo il 96% delle quote“. Ma anche questa storia sembrerebbe non aver condizionato i rossoneri in campo, che intanto continuano a volare e sognare.

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